Capelli rosso fuoco, dilatatore all’orecchio e piarcing al naso. Fondotinta, matita, ombretto e mascara; rossetto a volte, quando si sente insicura. Si arrotola un ciuffo di capelli con le dita, facendo finta di seguire la lezione. Occhi annoiati di chi non ha voglia di fare nulla, se non alzarsi, uscire dalla classe e sbattere la porta; scappare, andare lontano. E lo fa, nella sua mente.
- Nella sua mente - è appena uscita dalla scuola e sta camminando verso il tabacchino alla ricerca di un pacchetto di sigarette. Non le trova. Si incazza.
- Nella sua mente - il vento, freddo, le scompiglia i capelli e il calore del sole le bacia le guance, rosse, come i capelli e come il rossetto che aveva messo quella mattina, sulle sue labbra. Labbra chiuse. Non vuole parlare. Si impone il silenzio; si sforza nel tenete chiuse le labbra rosse. Se le aprisse, urlerebbe, soffierebbe il dolore via dal suo cuore, proprio come quel vento freddo scaccia le foglie dal terreno.
- Nella sua mente – adesso ha le cuffiette alle orecchie, non vuole farsi notare. Ascolta house, rap. Musica che se ascolti ti rende figa agli occhi della superficialità. La gente è superficiale.
Le piacciono le discoteche. Ciò a cui sta pensando adesso, ciò che c’è nella sua mente – la mente del suo io/fantasy – è al suo ragazzo, il suo “tipo” - come lo definisce lei -. La causa della rabbia è lui; lui e tante altre cose.
Lui non la amava, lei si. Lui la sfruttava e lei lo sapeva, e tutte le volte dentro moriva. Eppure voleva stare con lui, eppure non voleva lasciarlo. Anche lei l’aveva fatta qualche cazzata, per farsi notare da lui. Ma niente.
- Nella sua mente – è appena scesa dal pullman. Si trova vicino al un parchetto, quello dei suoi peggiori ricordi.
- Nella sua mente - capisce che è appena scappata, ma a nessuno è interessato. Forse perché è successo un sacco di volte; troppe volte. La sua fantasia è sempre in fuga. Adesso nemmeno il suo pensiero ha più voglia di aiutarla. Lei non glielo permette. Se la sua fantasia la facesse parlare con qualcuno lei urlerebbe e basta, quindi sta zitta – nella sua mente, come in classe, dove realmente si trova -.
Vuole stare sola, vuole piangere. E lo fa. Dopotutto, nella sua mente tutto è proprio come lei vuole, come lei si sente.
– Nella sua mente – le cola il mascara, e la matita sulle sue guance rosse. Lei ama il rosso. Copre il volto con la ciocca di capelli che durante la lezione stava arrotolando tra le dita. Nessuno intorno a lei. Solo foglie che cadono, foglie rosse, gialle, marroni; verdi, ancora appese ai rami, ma anch’esse un giorno si staccheranno e cadranno lente al suolo, come le lacrime cadono sui suoi vestiti.
“Che fai?”. La solita compagna cagaminchia interrompe i suoi pensieri. Odia quando succede.
“Sta zitta!” e bisbiglia un “rompipalle”, a bassa voce, ma che voleva far sentire. La compagna si gira stizzita, anche se ormai è abituata a questo suo comportamento. Tutti lo sono. Menefreghista, come se non avesse bisogno di nessuno.
Sola nella sua mente, sola nella realtà.
“State attenti!” urla il professore di chimica. Lei fa un salto dalla sedia. Non era attenta, si è spaventata, e non poco. “Spaccini!” continua ad urlare il professore “Ripetimi tutto ciò che ho detto sulla tavola periodica o ti metto 3!”
È lei Spaccini. La rossa. Allison. Allison Spaccini. Quella strana e che sta sul cazzo a tutti.
Si degna di rispondere al prof. “Tanto vale” dice lei. Il professore rosso, rabbioso e pronto ad esplodere contro una ragazza che ormai aveva superato ogni limite. Sta per scoppiare quando lei lo guarda negli occhi e si alza. Cammina, verso la porta come niente fosse, continuando a fissare gli occhi neri del rosso professore. Lei sorride pensando a quant’esso fosse rosso sul volto e a quanto lei amasse il rosso, ma non quel rosso, il rosso delle emozioni. Non amava per niente il rossore della pelle provocato dall’agitazione o dalla rabbia. Proprio no.
Continua a fissare quegli occhi bui, poi prima che lui possa fiatare apre la porta, si gira e afferma “Spice. Non Spaccini, mi chiami Spice.”.
Chiude la porta. Se ne va.
Questa non è più una fantasia. Questa è la realtà.
Adesso non sarà più lei a scegliere se far cadere le foglie o meno, non potrà più scegliere se stare da sola in un parchetto, non potrà più scegliere se far cadere le foglie, se far soffiare il vento o se far risplendere il sole.
La realtà l’ha inghiottita, come la fantasia ha fatto con la sua mente.